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Le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo ma che ci cambiano la vita.
Non sono quelle delle fiabe, perché loro qualche bugia la dicono.
Sono ignoranti, esplicite, anche pesanti a volte, ma non mentono sui sentimenti.
Le fate ignoranti sono tutti quelli che vivono allo scoperto, che vivono i propri sentimenti e non hanno paura di manifestarli.
Sono le persone che parlano senza peli sulla lingua, che vivono le proprie contraddizioni e che ignorano le strategie.
Spesso passano per “ignoranti”, perché sembrano cafone e invadenti per la loro mancanza di buone maniere, ma sono anche molto spesso delle “fate” perché capaci di compiere il “miracolo” di travolgerci, costringendoci a dare una svolta alla nostra vita.
[F.Ozpetek]
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Voler bene è correre ogni rischio, è combattere, è pure farsi male pur di non farne all’altro.
Voler bene non è abbandonare il campo solo perché qualche volta diventa un po’ più difficile.
Voler bene non è tornare quando tutto ti sarà più facile.
Voler bene è restare e non andarsene.
Perché ad andarsene sono bravi tutti.
[semi cit]
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Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire.
Rigorosamente divise.
Dalla porta di ingresso non si può uscire e da quella d’uscita non si può entrare.
Tutti seguono questa regola.
Possono variare le modalità, ma tutti prima o poi finiscono per andare via.
[Marakami Haruki ~ Dance Dance Dance]

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Tutti hanno un Blog! Ed io mi sentivo un po’ Pirla nel non possederlo (ammazza che rimasuglio maschilista).
Diciamo che tale “stato” non è modificabile da un Blog ma…m’allieta crederci.
Nella Vita, l’importante è questo…CREDERCI!
Veniamo al dunque…il Titolo, d’impatto,facile da…
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A un certo punto bisogna smettere di pensare e lasciare solo che tutto accada.
Perché le nostre paure, ferite e delusioni possono ingannare la mente.
Ma il cuore no, il cuore ha sempre ragione.
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“Sai quando scopri di essere al limite?
Quando un giorno, per una stupidata, ti vengono le lacrime agli occhi.
Quando una parola di troppo, un gesto insignificante ti colpiscono a fondo.
Non significa essere fragili o deboli, significa aver sopportato troppo a lungo.
Aver detto sì al posto di no.
Aver risposto sempre “sto bene”.
Aver sorriso al posto di piangere.
Aver amato qualcuno che non ti considera nemmeno.
Non sei debole se un sorriso in meno può rovinarti una giornata.
Non sei debole.
Hai solo sofferto troppo.”
[grazie a chi me l’ha regalata]
Per quale arcana forza basta una manciata di note di quella canzone per far sì che io senta la tua presenza al mio fianco?
Sarà il potere della musica che sconfigge spazio e distanza o forse ci sarà qualche legge fisica che unisce il ritmo di quelle note a quello del mio cuore.
Perché mi bastano due parole (e affatto romantiche aggiungo) cantate su quelle note e io sento te.
E prima ancora che con le orecchie io ti sento dentro gli occhi, ti sento sotto la punta delle dita, tutto dentro di me sente te.
O forse è solo la magia della musica che si impossessa dei miei ricordi, si impadronisce delle mie voglie e le rende reali e vive.
Chissà se quelle stesse note ti portano me.

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EmozioniAmo
Ti poni mille interrogativi, ti inventi centinaia di plausibili scenari, ti pari davanti ogni sorta di ostacolo. Tutto per testare la profondità del tuo sentimento.
E poi. E poi basta un sospiro trattenuto, un’attesa inattesa e capisci che non devi far altro che continuare a fidarti. A fidarti delle emozioni che ti rimangono addosso, ti strisciano sotto la pelle lasciando una scia densa che ti arriva dritta.
Al cuore.
A volte capita di sentirsi estranei a se stessi, diversi da ciò che si sa di essere. Come se si stesse vivendo dentro la pelle di qualcun altro e ciò che si prova non sono sentimenti che ci appartengono.
Può bastare una voce dal passato a creare tutto questo scompiglio?
Può il riconoscimento del proprio sacrificio mettere in discussione il modo in cui si è vissuto, ciò in cui si è creduto fino adesso?
Poi ci si imbatte in poche righe che però riescono a descrivere esattamente come ti senti ma, anche, ciò che sei certa non essere.
Ma custodisci quelle righe, come monito di ciò che sai non permetterai mai a nessuno di farti diventare.
“Era bella, bellissima e quando all’improvviso ha alzato lo sguardo ho capito cosa le era successo: qualcuno aveva preso la sua autostima e ci aveva fatto a botte, qualcuno aveva preso i suoi desideri e ci aveva giocato a nascondino. Qualcuno doveva averla portata al limite della sopportazione, delle forze, dell’amore.
Aveva gli occhi brillanti e lucidissimi ma persi, lontani, trafitti da un’assenza accecante.”
[Susanna Casciani]
Lo riconosci l’amore, perché fa magie.
Perché ti fa sentire vicino, le persone che ami, anche quando non ci sono.
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A volte bisogna smettere di pensare e lasciare solo che tutto accada.
La vita sa sempre qual sia la risposta giusta.
(semi-cit)
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Credete nelle coincidenze? Io no.
Stamattina quando mi sono svegliata avevo in mente ogni singolo istante del sogno che avevo appena vissuto: mio papà che aggiustava la Vespa dell’uomo che da qualche mese è entrato nella mia vita. Eravamo nell’albergo dove sono cresciuta e vederli ridere e scherzare mentre smontavano il motore, mangiare tutti insieme nel tavolo verde che stava sotto l’imponente albero di fichi sono stati momenti talmente vivi che sembravano reali. E la sensazione che mi è rimasta addosso è bella, surrealmente bella.
Nel pomeriggio poi mi sono trovata a dover spostare il cartone in cui tengo gli unici cinquanta libri rimasti da quando ho comprato questa casa ed ho regalato tutti gli altri 935 che avevo accumulato in 40 anni di vita. Non ho resistito alla tentazione di aprirlo e ho preso il primo libro a caso, mi sono trovata tra le mani “Lame di Luce” di Michael Connelly. L’ho aperto di colpo, senza pensarci e le righe che mi sono trovata negli occhi sono quelle che vi riporto qui sotto. Non so perché, o meglio non so ancora perché, ma è tutto oggi che non riesco a togliermele dalla testa.
“Nel cuore le cose non finiscono mai. La persona che me lo ha detto, ha aggiunto che era il verso di una poesia e che per lei non c’era niente di più vero. Quello che uno avesse portato dentro quelle pieghe morbide e pulsanti, ci sarebbe rimasto per sempre. Comunque fossero andate le cose, sarebbe rimasto lì, in attesa. Poteva essere una persona, un luogo, un sogno. Una missione. Ho cinquantadue anni e anch’io ci credo. Soprattutto di notte, quando cerco di dormire senza riuscirci, ho la percezione netta di quanto siano vere quelle parole. Quando tutti i sentieri sembrano incontrarsi e rivedo la gente che ho amato e odiato, aiutato e ferito. Vedo le mani che si tendono verso di me. Riconosco la mia missione e so che non sono possibili né scorciatoie né svolte. È proprio in quei momenti che ho la certezza che nel cuore le cose non finiscono mai.”
Dopo cena il mio Amico Alberto (che vive a Milano) decide di giocare con “Il Libro delle Risposte”. Sincronizziamo i gesti e mentre io penso alla domanda, lui apre a caso il libro. E la pagina con la “mia risposta” è qui sotto.
Non so perché ma so che tra il mio sogno, le righe di Connelly e la pagina del libro di Alberto un legame c’è.
Ma non mi ostino a cercarlo, tanto ci pensa la vita a farmelo comprendere perché ormai lo so benissimo: la vita ha più fantasia di me.

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